Di: Flavio Fornelli
“Destra e Democarazia. Dall’ideologia al progetto” il libro di Domenico Mennitti
Sono trascorsi 16 lunghissimi anni dal remake della ultima e tanto discussa legge elettorale e solo pochissimi giorni dalla consegna delle chiavi della Città di Bari al Presidente Gianfranco Fini, eppure entrambi gli eventi per quanto “lontani nella Storia e nella Geografia”, hanno idealmente costruito una audace cornice alla presentazione del volume “Destra e Democarazia. Dall’ideologia al progetto” a firma di Domenico Mennitti, (Progedit edizioni, 280 pp. 24 euro) già deputato per tre legislature, parlamentare europeo, giornalista e oggi sindaco di Brindisi; un incontro che già nella sua location è risultato ricco di intraprendenti spunti politici. Un Sindaco del Pdl che presenta il suo libro nella sala consiliare di una città governata dalla “liberal democrazia” di Emiliano, Sindaco e Segretario Regionale del Pd; location – questa – che per stessa ammissione dell’autore in un primo momento avrebbe dovuto essere una libreria barese, successivamente voluta da Emiliano in Comune; un esempio di politica capace di ascoltare. Ed è proprio Michele Emiliano a raccogliere la provocazione lanciata da Maddalena Tulanti la quale – leggendo un paragrafo del testo – si chiede se esistano ancora “i luoghi” della politica, cioè quei posti in cui fare politica significava porsi domande e darsi risposte attraverso riflessioni importanti; e il Sindaco di Bari – non prima di aver sottolineato l’importanza del ruolo della editrice barese Progedit – ha rincarato la dose evidenziando gravissimi deficit da entrambi gli schieramenti politici, sollecitando una politica del fare che partendo dai problemi delle persone possa portare al buon governo. E di questa “politica” che è un saper guardare a tutti, fatta di uomini che credono nelle loro idee e in quello che fanno, è intrisa la storia politica di Mennitti e la sua pubblicazione. Attraverso una interessante rassegna di “episodi” miliari della destra italiana, Mennitti – in qualità di protagonista – ne racconta l’annoso percorso dal dopoguerra e sino ai giorni nostri; in particolare viene analizzato quel lungo percorso - durato mezzo secolo - e che il Movimento Sociale Italiano ha impegato per definire quale fosse realmente il rapporto tra destra e democrazia; l’autore cita un Msi in cui il vivace e quotidiano dibattito è stato in grado di generare una importante classe dirigente politica, un Msi che non è un erede naturale del Fascismo-Regime ma un ultimo e disperato tentativo di sopravvivenza intentato dalla Repubblica Sociale.
In quel partito che viveva pure al suo interno grandi contraddizioni, già raccordo “storico” con la storia del fascismo, che spesso usava un linguaggio non convenzionale e comprensible solo a chi era realmente intraneo alle dinamiche più profonde, che discuteva circa la “purezza della fede e la sicurezza della fede” dei suoi camerata, conviveva una parte di persone che fortemente si batteva perchè la destra diventasse una parte importante della politica italiana. Mennitti parla del valore della libertà che ha animato una parte dei missini e della enorme difficoltà nata quando si è voluto trasferire quel valore in un sistema politico costituzionale che si chiama democrazia; era ampiamente accettato che si parlasse di libertà purchè non si arrivasse a discutere di democrazia, argomento assai delicato.
La storia conferma nei fatti quanto Mennitti ci comunica con il suo scritto, parlandoci di un fascismo che ha tentato di uccidere Destra e Sinistra, dove quest’ultima ha - con una guerra partigiana postuma - recuperato la sua identità, e dove la Destra ha vissuto – poi - decenni di difficoltà “per certi versi ancora oggi visibili” quando cioè la si vuole chiamare “destra” dal punto di vista economico e sociale.Il percorso che ha sdoganato alla destra di Mennitti la “complicata democrazia” missina conosce nel 1994 un evento davvero storico: l’Msi recupera la sua cittadinanza politica quando Berlusconi lo riconosce alleato nella competizione elettorale, in una Italia post-Tangentopoli in cui il proporzionale aveva lasciato il posto al maggioritario. Questo è il momento in cui dalla ideologia si è passati al progetto, un progetto che ha lanciato il ruolo del moderno centredestra garantendo a pieno titolo “alternanza e piena legittimità della rappresentanza” al sistema politico italiano, passando anche attraverso la lungimiranza della destra pugliese di Pinuccio Tatarella. Il libro di Mennitti sembra oggi, più che mai alla luce della posizione assunta da Fini nei confronti del Governo, un richiamo ad una discussione che possa essere “riconciliatrice”, severo monito a riconoscere la imprescindibilità dalla Costituzione; appare – nella sua seconda parte - un richiamo alla coscienza e alla conoscenza politica; un richiamo al dibattito aperto, alla curiosità politica, alla voglia di parlare di un centrodestra che non deve e non può deludere le aspettative e le speranze di intere generazioni; ma evidentemente anche di un centrodestra che viene severamente richiamato al suo ruolo di “promotore intellettuale” tra le parti, ruolo che trasformò – ormai 16 anni fa – una ideologia in un progetto.
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