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«Neuilly sa mere», un film francesce ripercorrendo la storia di Sarkozy

24 ago 2009 | Nessun Comento | 3.208 Visite
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neuilly-sa-mereUn ragazzino della banlieue di Parigi sbarca nei quartieri bene vicini alla capitale, in pieno «regno» di Nicolas Sarkozy e si scontra con un mondo dove pullulano riferimenti alle più celebri dichiarazioni del presidente francese. È la trama di «Neuilly sa mere», una commedia sociale di Djamel Bensalah, appena uscita nella sale d’oltralpe. Il film racconta la storia di Sami, giovane maghrebino di 14 anni, cresciuto tra i casermoni delle ‘cite» di Chalon-sur-Saone. Ma il destino ha deciso altro per lui: un giorno sua madre, costretta a viaggiare per ragioni di lavoro, decide di affidarlo alla zia e Sami si ritrova suo malgrado catapultato in una immensa dimora di lusso, a Sarkoland. Ovvero a Neuilly-sur-Seine, la cittadina tra le più chic nei pressi di Parigi dove Sarkozy fu sindaco per anni e dove suo figlio, Jean, sta facendo carriera ora sulle orme del padre.

Ad accoglierlo, il cugino Charles che sogna l’Eliseo, tappezza le pareti di camera sua con i poster di Rachida Dati e canticchia i brani di Carla Bruni. «La mia camera, o la ami o la lasci», gli intima per prima cosa il coetaneo. Nel college cattolico privato dove gli zii lo mettono a studiare, la direttrice – intepretata da una delle più popolari attrici francesi, Josiane Balasko – sostiene il motto: «studiare di più per ottenere di più» (con chiaro riferimento allo slogan di campagna del presidente: «lavorare di più per guadagnare di più»). Non mancano nel film una cugina che assomoglia a Segolene Royal e un automobilista che lancia nervoso: «casse-toi pauvre con» (“vattene, idiota», come aveva detto proprio Sarkozy reagendo malamente in un’occasione). Sami deve fare molti sforzi per salvare la sua immagine di «racaille» di banlieue (letteralmente «feccia»), termine termine usato da Sarkozy per definire i giovani delle periferie. Ma poi la metamorfosi si realizza e Sami finisce con indossare Ray Ban e ad usare le buone maniere per sopravvivere all’ «inferno» della vita da ricchi. «Questo film non è uno studio di usi e costumi – ha detto il regista e produttore – ma una commedia ironica e familiare che non vuole prendersi gioco delle realtà, ma ride delle situazioni. Creare dei ponti tra le comunità e distogliere dai soliti pregiudizi, è formidabile».

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